Toponomastica coloniale di Santa Croce

///Toponomastica coloniale di Santa Croce

di Michele Bellelli

Il quartiere di Santa Croce fuori le mura è sorto attorno e grazie alle Reggiane nel periodo fra l’inizio del XX secolo e la fine della seconda guerra mondiale.
A fianco del nucleo originale della fabbrica sorse il cosiddetto quartiere del Cairo a partire dal 1911, quattro edifici costruiti per ospitare i primi operai giunti da altre città. L’origine del nome non è certa, vi sono due possibilità.
La prima è che il nome derivi dalla moltitudine di dialetti parlati dagli operai immigrati con le famiglie da altre città italiane che contribuiva a dare un aspetto esotico, da babele, a quel primo insediamento.La seconda è dato dal colore bianco dei caseggiati che, isolati in mezzo al verde della campagna, risaltavano un’oasi nel deserto. L’espansione delle Reggiane ha poi modificato tutta la zona con la costruzione del dopolavoro aziendale, dell’aeroporto e di altri nuclei abitativi.
Nel corso del tempo alcuni edifici sono stati demoliti e gli abitanti trasferiti altrove: è il caso di chi viveva a ridosso dell’aeroporto e che ha trovato una nuova casa nella zona di viale Magenta e del Gattaglio.
Con l’aumento degli abitanti/operai, che seguivano l’espansione delle Reggiane nel corso degli anni, sono sorte nuove vie grandi e piccole; da qui l’esigenza di battezzarle e inevitabilmente la scelta dei nomi risentiva delle condizioni politiche nazionali e locali che si susseguivano nel corso tempo.
Il quartiere di Santa Croce è oggi un perfetto esempio di toponomastica a macchia di leopardo dove si possono riconoscere tre periodi fondamentali della storia italiana racchiusi sostanzialmente nell’arco di un trentennio e che vanno dalla prima guerra mondiale alla Liberazione, passando per campagne coloniali nel corno d’Africa. Le vie che ricordano il passato coloniale sono diverse, a cominciare dalle due arterie principali del quartiere: via Adua e via Vasco Agosti.

Adua ricorre due volte nella storia coloniale italiana: la prima fu il 1° marzo 1896 quando un corpo di spedizione comandato dal generale Oreste Baratieri fu distrutto dalle forze etiopi del negus Menelik II; la seconda quasi quaranta anni più tardi: la volontà di vendicare la sconfitta del 1896 è stato uno dei motivi che hanno indotto Mussolini a intraprendere l’invasione dell’Etiopia nel 1935. Il 2 ottobre iniziò l’attacco al paese e il 6 ottobre venne conquistata Adua, un evento ovviamente esaltato dalla propaganda del regime.
Il tenente colonnello Vasco Agosti è nato a Cadelbosco Sopra il 31 maggio 1888 ed è morto a Rarati l’8 maggio 1937, ufficiale di carriera, comandava in quel momento la 3^ brigata mobile. Veterano della prima guerra mondiale e delle campagne coloniali in Libia; Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
Una via non più esistente che corrispondeva al vecchio Cairo, dove oggi via Agosti fa una curva verso il parcheggio degli autobus c’era via Dalmazio Birago: nato ad Alessandria nel 1908 e morto ad Asmara il 20 novembre 1935. Aviatore ferito in azione due giorni prima sull’Amba Alagi/Macallè è stato il primo caduto decorato di medaglia d’oro per la campagna d’Etiopia.
Altre vie ricordano le varie tappe della conquista del paese africano: Cassala, Gondar, Axum.
Dopo Adua, il 15 ottobre 1935 è conquistata Axum, il 18 novembre è la volta di Macallè, 1 aprile 1936 Gondar viene conquistata nel corso della battaglia dello Scirè che fu l’evento decisivo della campagna e che consentì alle forze italiane di aprirsi la via verso Addis Abeba presa il 5 maggio 1936.
Le campagne coloniali precedenti l’invasione dell’Etiopia sono ricordate anche con via Cassala, città oggi in Sudan, dove il 17 luglio 1894 venne combattuta una battaglia fra le forze italiane del generale Baratieri (lo stesso di Adua) e quelle dervisci.
Anche la colonizzazione della Somalia e dell’Eritrea sono ricordate nella toponomastica locale con le vie dedicate a Mogadiscio, Benadir ed Eritrea. Le prime divennero italiane nel 1892, prese in affitto dal sultano di Zanzibar e poi diventate colonia nel 1905. Eritrea ricorda i primi insediamenti coloniali italiani nel 1882 e anni successivi (Massaua, Dogali, Asmara), diventò ufficialmente una colonia nel 1890.
Il passato coloniale del nostro paese è ricordato non solo nel quartiere delle Reggiane, ma anche nel centro storico e nelle sue immediate vicinanze. Una piccola strada laterale della via Emilia, in pieno centro ricorda il colonnello Mario Calderini, nato a Reggio Emilia il 4 ottobre 1885, ufficiale di carriera caduto il 28 giugno 1936 a Lekempti (medaglia d’oro alla memoria). Lungo viale Isonzo possiamo trovare la scuola elementare Giovanni Pascoli, inaugurata durante il regime con il nome di scuola Impero; praticamente accanto ad essa c’è via Umberto Cagni, dedicata ad uno dei comandanti della guerra di Libia nel 1911/12.

Come accennato, il quartiere di Santa Croce ha una toponomastica che richiama gli anni decisivi del XX secolo e che risente delle condizioni politiche che si sono via via succedute nel corso degli anni. Il regime fascista naturalmente diede il massimo risalto alla conquista dell’impero, ma anche l’evento decisivo per la nascita del movimento (la prima guerra mondiale) ebbe ampio spazio, non solo a Santa Croce, ma in tutta la città. Per limitarci al territorio attorno alle Reggiane, cito le vie Redipuglia, Monte Nero, Tonale, Vertoiba, Bligny, Argonne ed altre ancora…
Con l’avvento della Repubblica e della democrazia dopo la seconda guerra mondiale parve ovvio dedicare nuove vie ai caduti del nuovo conflitto: così troviamo strade dedicate alla Divisione Acqui e a Cefalonia, a Oraduor e a Vittorio Bulgarelli; più recentemente è stata intitolata una piazza a Domenica Secchi, una degli operai uccisi alle Reggiane il 28 luglio 1943, che sono ricordati anche in via Caduti delle Reggiane, presso l’aeroporto.
Quando la fabbrica passò sotto il controllo della Caproni iniziò a costruire aerei e fu inevitabile dotarsi di un aeroporto per il collaudo degli apparecchi. Quello che per tutti i reggiani è semplicemente il Campovolo è in effetti l’aeroporto Ferdinando Bonazzi, asso dell’aviazione italiana nella grande guerra, morto in un incidente nel 1919.

2018-09-20T10:37:57+00:00settembre 19, 2018|